Il concetto di filiera corta non è nuovo per chi si tiene informato. Trattasi, per riassumere, di un modello economico in cui si tenta di eliminare, per quanto possibile, le distanze tra produttore e consumatore eliminando intermediari come la distribuzione e lo stoccaggio.

Senza scendere troppo nei dettagli legislativi è ovvio capire come per una regione come la Toscana, ricca non solo di prodotti di qualità ma proprio di produttori, apre vantaggi interessanti.

 

“Cultura, buon gusto e filiera corta” 

 

Romanticizzare il concetto di filiera corta è facilissimo, solo a pensarci si ritorna indietro negli anni, ai tempi dei nostri nonni, tempi più lenti, forse più umani. All’epoca non c’erano supermercati o grandi magazzini e la spesa giornaliera avveniva bottega per bottega, se si era di città, o anche contadino per contadino, se si aveva la fortuna di vivere in campagna. Una linea diretta esisteva tra la geografia del luogo, i suoi prodotti e il consumatore finale.

In una regione come la Toscana dove l’offerta produttiva è vasta e colma di gemme poco conosciute, non sfruttare il rapporto diretto con l’ingrediente nostrano sarebbe controproducente. Da una parte infatti ci consente di concretizzare il gusto e la capacità dei nostri esperti nella scelta di un prodotto “superiore” e dall’altra beneficia il cliente finale, dandogli la possibilità di gustare qualcosa di unico e fresco.

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